Archivio del mese di febbraio 2010

feb
24
2010
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Rick Baker, il padre degli uomini lupo moderni

Uno dei punti fermi del film doveva essere lui, il mito vivente, la massima autorità in fatto di uomini lupo al cinema. Forse sarebbe esagerato sostenere che Rick Baker è stata una delle causa per le quali il progetto Wolfman è partito ma di sicuro in qualche oscuro ufficio ad Hollywood qualcuno si è convinto ad investire nel film per la presenza del titanico “make up artist”.
Per chi non lo sapesse Baker è il nome che si cela dietro ad una infinità di film che hanno nel make up e nell’invenzione visiva del trucco il loro punto di forza. Elencarli sarebbe davvero impossibile, anche più difficile che fare una lista dei lavori importanti di Robert De Niro. Per una più completa visione rimando dunque all’elenco ufficiale.

La vita professionale di Baker inizia con John Landis e Schlock, film indipendente girato con il futuro regista di Un lupo mannaro americano a Londra, nel quale Baker affina le proprie tecniche e si fa notare, tanto da diventare una piccola celebrità del cinema indipendente. Dotato di una spiccata passione per l’horror (che è tutta un’altra branca del trucco rispetto, per dire, al film in costume) Baker ha realizzato negli anni maschere e protesi innovative e strabilianti.
Il già citato Un lupo mannaro americano a Londra rimane a tutt’oggi, assieme a L’ululato di Joe Dante, uno dei momenti più importanti per la resa visiva dei lupi mannari. Non a caso anche L’ululato si avvale del lavoro di Rick Baker.

Eppure, strano a dirsi, non sono i lupi il terreno d’elezione del truccatore numero uno bensì i gorilla. Solo in un paese come l’America si può pensare di essere un truccatore specializzato in una cosa sola e Baker lo è stato per lungo tempo proprio con i gorilla, mettendo mano a qualsiasi pellicola li trattasse. Anche Tim Burton l’ha voluto per Il pianeta delle scimmie.
Ha lavorato con Lucas e con Cronenberg (per la follia di Videodrome), con Guillermo Del Toro e Eddie Murphy cioè è passato dal commerciale all’autoriale sempre richiestissimo e per Wolfman è tornato a collaborare con Johnston (insieme avevano fatto già The Rocketeer) per la sua primigenia passione: gli uomini lupo.
Stavolta però la missione era diversa dal solito, nel nuovo capitolo dell’uomo lupo infatti non si trattava più di shockare il pubblico cambiando la percezione che hanno del lupo mannaro e della mutazione che la carne subisce nel momento in cui abbandona la forma umana per approdare a quella animale, stavolta c’era un modello cui aderire.

Ciò che è stato chiesto a Rick Baker approcciando Wolfman è stato infatti di guardare all’originale del 1941, al lavoro fatto per quel film, a come immaginassero le fattezze di un essere metà uomo e metà lupo all’epoca e di replicare quell’estetica aggiornandone la credibilità.
Il risultato lo vedrà chi andrà al cinema.

Scritto da Gabriele Niola in Cast
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feb
22
2010
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Joe Johnston, regista piovuto dalle stelle

Cosa sarebbe il cinema senza Guerre Stellari? La grande trilogia di Lucas non è stata solo uno spartiacque per un certo modo di produrre film, di intendere la fantascienza e di mischiare tecnologia digitale e filmmaking ma anche una grandissima opportunità per tante personalità interessanti di approdare al cinema. La Industrial Light And Magic, divisione tecnico/tecnologica, cui Lucas stesso ha dato vita, è stata la palestra di grandi tecnici e il rifugio di incompresi artisti (su tutti John Lasseter). Tra questi c’era anche Joe Johnston.

Inizialmente addetto agli effetti speciali dei tre film, poi impiegato come scenografo per gli spin-off riguardanti gli Ewoks e sceneggiatore di alcuni episodi di una serie televisiva su C3PO e R2D2, Johnston è poi approdato nel team spielberghiano di I predatori dell’arca perduta e ha preso parte anche alla realizzazione delle sequenze più ardite di Howard e il destino del mondo (un comic movie avanti rispetto ai suoi tempi), sempre confinato nel mondo degli effetti speciali.
Come si conviene in questi casi poi il passaggio dall’effettistica alla regia è avvenuto con un film ad alto tasso di interventi in post produzione che necessitava anche di una particolare competenza sul set come Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi. Johnston sembrava perfetto per risparmiare tempo e soldi, un regista formatosi con Lucas e Spielberg che sa anche come girare un film pensando agli effetti speciali che verranno. Il risultato parla da solo.

Da lì però la carriera di Joe Johnston non è stata sempre al medesimo livello. Subito dopo infatti The Rocketeer non è andato altrettanto bene e nonostante la direzione di un episodio di Il giovane Indiana Jones e la realizzazione del cult Jumanji (dove tornano i pesanti interventi digitali) ci sono state esperienze di dubbia riuscita come Cielo d’Ottobre, Hidalgo e Jurassic Park III che hanno arrestato le possibilità di lavoro del regista.
Ora però sembra che la direzione di Wolfman (piovuta dal cielo, originariamente non doveva essere lui il regista) gli abbia aperto le porte ad un altro importante film, cioè Capitan America.

Scritto da Gabriele Niola in Generale,Joe Johnston
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feb
22
2010
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Ancora regali, direttamente dall'Uomo Lupo!

L’uomo lupo continua a terrorizzare le pagine di ScreenWEEK! Dopo il giveway – ancora aperto – fatto in occasione dell’uscita della pellicola diretta da Joe Johnston e interpretata da Benicio Del Toro, è arrivato il momento di dedicare qualche momento al papà di tutti i lupi mannari cinematografici. Avrete sicuramente capito si chi stiamo parlando, proprio lui, il grandissimo Lon Chaney Jr., protagonista de L’uomo lupo, intramontabile cult targato Universal.

Oggi vi offriamo la possibilità di vincere il DVD, edizione speciale doppio disco, del film omonimo:

Cosa dovete fare per aggiudicarvelo? Correre su ScreenWEEK e seguire alcune semplici istruzioni.

Scopri dove tutto ebbe inizio… e vivi l’emozione dei Grandi Classici Horror Universal! www.homevideo.universalpictures.it

feb
19
2010
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Emily Blunt, dalla musica al cinema

The Wolf Man Emily Blunt Benicio Del Toro Hugo Weaving Anthony Hopkins Geraldine Chaplin 7In realtà Emily Blunt doveva fare la cantante, era in quella direzione che la sua carriera si era avviata già quando aveva 16 anni. Addirittura all’epoca, lanciata in giro per il mondo per spettacoli televisivi, aveva diviso l’appartamento con un altrettanto giovane Michael Bublè. Ad un certo punto però il cinema si è messo di mezzo con una folgorante partecipazione in My Summer Love, film inglese dall’inaspettato successo che ha gettato addosso anche ad Emily Blunt un ventaglio nuovo di possibilità a 21 anni.

Ricevuto un premio come promessa dell’anno è stata subito scritturata per una serie televisiva (sempre britannica) in cui stava a fianco di Bill Nighy e Miranda Richardson, ruolo utile a raccogliere fama ed esperienza sufficienti ad ottenere un piccolo ma decisivo ruolo in Il Diavolo Veste Prada nel 2006. Emily Blunt è l’assistente invidiosa ed efficiente di Meryl Streep che in un attimo finisce a rivaleggiare con l’inesperta ma arguta Anne Hathaway. E anche nella realtà dei fatti le cose non sono state troppo diverse, è infatti accaduto che alla Blunt sia andato il premio come “miglior attrice rubascena” secondo Entertainment Weekly.

Da lì è arrivata anche una parte in La Guerra di Charlie Wilson, ma a quel punto perde un provino importante, quello per The Girl in the Park (parte alla fine assegnata Kate Bosworth) come del resto recentemente si è fatto soffiare il ruolo della Vedova Nera in Iron Man 2 da Scarlett Johansson.
Visto però il calibro delle sue rivali Emily Blunt punta più in alto e ottiene una parte da protagonista in The Young Victoria (in arrivo tra poco) e la parte di batticuore di Benicio Del Toro in Wolfman.

Ed è proprio con Wolfman che Emily Blunt approda finalmente alla tappa fondamentale per ogni attrice di bell’aspetto nel sistema hollywoodiano, il momento in cui smette di essere una donna di contorno e diventa l’oggetto del desiderio del protagonista. Questo passo, nei casi migliori, è il preludio ad una possibile carriera anche da motore dell’azione senza bisogno di uomini a cui anelare (ruolo che declinato al femminile è molto raro nel cinema americano), nei peggiori è un punto di arenamento.

Scritto da Gabriele Niola in Emily Blunt,Generale
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feb
15
2010
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Nuova featurette per Wolfman, sempre con Rick Baker!

Cerchiamo di dimenticare le prime opinioni su Wolfman, uscito la scorsa settimana in America, e concentriamoci sul lavoro di un mago del make up. Qui sotto trovate una nuova featurette del film, che parla ancora una volta del magnifico lavoro fatto da Rick Baker:


Rick Baker (The Wolfman) Featurette

MySpace Horror Movies | MySpace Video

Rick Baker ha detto di essere particolarmente orgoglioso di aver preso parte a questo progetto. L’uomo lupo è stato il film che l’ha spinto a intraprendere questa carriera. Una volta saputo che la Universal aveva intenzione di realizzarne un remake era impensabile non parteciparci. Il regista Joe Johnston ha parlato della prima volta che ha visto Benicio Del Toro truccato da licantropo. E’ rimasto a bocca aperta, il risultato è andato oltre ogni aspettativa.

Manca poco ormai. Wolfman arriverà nelle nostre sale il 19 febbraio!

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feb
15
2010
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Anthony Hopkins, un uomo d'azione d'altri tempi

Hollywood ha un modo tutto suo di considerare gli attori britannici e la lingua che parlano. Nei decenni le convenzioni del cinema hanno fatto sì che per tutto ciò che ha a che vedere con i racconti in costume si prediligesse l’attore britannico. Un po’ per lo stile teatrale di recitazione, un per l’aplomb d’altri tempi e un po’ perchè, per motivi linguistici, ad Hollywood sembrano identificare negli inglesi lo spirito americano di quando l’America ancora non esisteva.
Questo diventa ancora più vero quando si tratta di attori inglesi di una certa età come è oggi Anthony Hopkins.

Formatosi con una rigidissima gavetta e prima parte di carriera nel teatro shakespeariano come si conviene in Gran Bretagna quello che da tempo è diventato sir Anthony Hopkins arriva ad Hollywood con un ruolo da protagonista grazie al preoccupante duo David Lynch/Mel Brooks i quali lo vogliono come protagonista in The Elephant Man, la prima grande produzione del regista di Eraserhead.
The Elephant Man lo strappa ad una carriera avviata più che altro nella televisione britannica (là dove non è teatro) ma stranamente non riesce a regalargli una seconda vita ad Hollywood. Dopo aver partecipato nel 1980 al film di Lynch Hopkins torna infatti al cinema britannico (poco) e alla televisione (tanta), anche italiana interpretando Galeazzo Ciano in Io e il Duce. Troppo presto forse.

A portarlo definitivamente in America sarà prima Michael Cimino con l’omonimo remake di Ore Disperate e poi l’uomo che lo consacrerà: Jonathan Demme. E’ Demme infatti che trovandosi a dover portare sullo schermo per la seconda volta un racconto di Harris intitolato Il Silenzio Degli Innocenti decide, per il personaggio di Hannibal Lecter, di non puntare sull’attore che l’aveva già interpretato in Manhunter ma proprio su Hopkins e sulla sua fisionomia apparentemente rassicurante. Il resto è storia. Lecter diventa ufficialmente Hopkins e Hopkins per molto tempo diventa Lecter, vincolato non tanto a ruoli da serial killer quanto a parti da grande intellettuale, uomo raffinato e d’altri tempi come in Quel che resta del giorno.

A riportarlo a ruoli più vari sarà prima Morti di salute, che ne mostra le doti comiche, e poi Vento di Passioni. Da lì in poi interpreta i ruoli più vari, tornando di quando in quando a vestire i panni del cannibale, e finendo (solo per opera del tempo) ad incarnare il vecchio saggio e forte. Nonostante le apparenze infatti, lo sguardo fiero e torvo, il collo taurino e le mani nodose di Hopkins lo rendono perfetto per ruoli muscolari di uomini duri (o induriti).

Ora con Wolfman Hopkins torna a fare l’uomo d’azione di un altro tempo, cosa che è stata sempre un punto fermo della sua carriera. Dopo essere stato Van Helsing nel Dracula di Bram Stoker girato da Coppola, dopo aver vestito i panni dello Zorro originale nel film con Antonio Banderas e dopo aver partecipato a Titus, Alexander e Beowulf torna ad incarnare la vecchia guardia di un mondo dove è facile morire e si prepara per il ruolo di Odino nell’incombente Thor.

Scritto da Gabriele Niola in Anthony Hopkins
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feb
14
2010
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Wolfman: ecco i primi pareri!

The Wolfman Poster USA 5

In America Wolfman è ormai uscito da qualche giorno. Nel web cominciano a spuntare i primi pareri e bisogna dire che non sono particolarmente entusiasti. Qual è il problema fondamentale? Tutti sembrano essere concordi sul fatto che questo progetto, dovendo fare i conti con una lunga serie di pellicole di culto, parte svantaggiato. Una tradizione horror che ha fatto della Universal un marchio di garanzia per il genere, ma che oggi sembra aver perso smalto.

A questo bisogna sicuramente aggiungere tutti i problemi che il film ha incontrato durante il suo percorso. Ritardi su ritardi, cambio di regia e di gran parte del cast tecnico non hanno certo influito positivamente sulla sua buono riuscita.

Ovviamente è sempre meglio “vedere per credere” piuttosto che basarsi sulle parole degli altri, ma gli stralci che riportiamo qui sotto, a parte un’ultima nota positiva, non fanno certo ben sperare.

Il sito Bloody-disgusting ha postato due recensioni. David Harley dice:

“Gran parte degli appassionati di film horror sono cresciuti guardando i classici Universal e conservano la memoria di Karloff, Chaney e Lugosi nei loro ruoli più famosi. [...] Diversi anni più tardi arriva The Wolfman, che può vantare un cast di all-star e un regista dall’altalenante carriera. Sfortunatamente questo connubio da luogo ad un revival horror stanco e senza ispirazione. [...] La sceneggiatura di Andrew Kevin Walker e David Self imposta la storia in modo efficiente, introduce alcuni personaggi interessanti e ricchi di potenziale e getta tutte queste buone cose fuori dalla finestra. Invece di sviluppare il disagio interiore di Talbot lo spediscono in un manicomio, il tutto allo scopo di rivelare una svolta che tutti hanno già capito durante il primo atto. Certo, ci sono alcune notevoli sequenza d’azione ma, a parte alcune immagini, non c’è davvero nulla degno di attenzione in tutto il film. E il climax? Lo paragono a quello dell’Incredibile Hulk, è il modo migliore per descriverlo. [...] L’atmosfera, che ha caratterizzato i vecchi film horror Universal è completamente assente.”

Brad Miska non è certamente più buono:

“Dal punto di vista temporale il film è un groviglio che si dispiega momento dopo momento. E passato un giorno? Un mese? Un anno? Posso solo supporre che la storia si svolge nel corso di pochi anni, perché ci sono un sacco di lune piene, e chi è andato a scuola sa che questo avviene solo una volta al mese. [...] E ‘stato incredibilmente difficile capire come ogni cosa fosse in relazione con l’altra. [...] Se da un lato The Wolfman ha momenti degni nota, dall’altro sembra un Franken-film. Il punto di rottura lo raggiunge nella sua parte centrale, caratterizzata da un orribile sviluppo dei personaggi e situazioni illogiche. In breve, quando l’uomo lupo non squarta le persone è insopportabilmente noioso.”

Le cose cambiano su Collider, dove Matt Goldberg, cosciente dei limiti del progetto, riesce comunque ad evidenziarne le caratteristiche positive:

“Per essere un film che è stato cucito insieme da diversi registi, ha subito tagli, e cambiato più volte colonna sonora, The Wolfman è comunque buono, nonostante la sua frammentazione, la sua caratterizzazione limitata e l’eccessiva presenza di gore.”

Insomma, non ci resta che aspettare ulteriori pareri per farci un’idea. Presto anche noi potremo esprimere un nostro giudizio. Manca poco ormai, il 19 febbraio si avvicina, siete pronti?

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feb
13
2010
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Wolfman: la "vera" trasformazione di Benicio Del Toro!

In attesa dei primi pareri su Wolfman, uscito ieri negli Stati Uniti, che ne dite di dare un’occhiata alle immagini che trovate qui sotto? Mostrano il lavoro fatto dal mago del trucco Rick Baker per trasformare Benicio Del Toro in licantropo. Sedute che, per ammissione dello stesso protagonista, sono durate anche più di tre ore:

The Wolfman Benicio Del Toro Rick Baker Foto Dal Set 01

The Wolfman Benicio Del Toro Rick Baker Foto Dal Set 02

The Wolfman Benicio Del Toro Rick Baker Foto Dal Set 03

The Wolfman Benicio Del Toro Rick Baker Foto Dal Set 04

Questo è il resto delle immagini, per vederle basta cliccare sulle miniature:

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Potete ammirare il risultato finale in questa clip, che mostra l’intera trasformazione con l’aiuto della grafica digitale:

Notevole vero? Manca poco ormai. Il film, diretto da Joe Johston, arriverà nelle nostre sale il 19 febbraio!

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feb
12
2010
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Un hollywoodiano con la faccia da animale

Con quella faccia da caratterista non era facile arrivare a parti da protagonista e infatti ha arrancato Benicio Del Toro a farsi valere come attore capace di interpretare qualsiasi ruolo. Con quelle occhiaie, quei lineamenti latini, quell’aria da grande sfasciato (da alcohol, droga o donne, poco importa) e da figlio di buona donna non è stato facile sfondare nella Hollywood dei bei volti.
E infatti ci sono voluti 10 anni per uscire dall’anonimato, 10 anni e un bel colpo di fortuna che porta il nome di I soliti sospetti, il piccolo grande film di Bryan Singer che ha lanciato Kevin Spacey nell’Olimpo dei grandi conteneva anche un parte non male per Del Toro, il quale nonostante la giovane età (28 anni circa) poteva vantare già almeno 10 anni di esperienza come comparsa in serie TV o film.

Dopo I soliti sospetti la sua carriera cambia ma non i suoi ruoli, diventa l’interprete d’elezione per le parti da cattivo, ottiene un ottimo ruolo da quell’altro schizzato di Terry Gilliam in Paura e Delirio a Las Vegas (probabilmente l’unico film in cui due drogati che di più non si può sono i protagonisti) e comincia giustamente a pretendere. Rifiuta copioni, gira meno film l’anno e accetta le parti più grosse. Arriva così nel 2000 Traffic, storia a segmenti di Soderbergh in cui lui è protagonista del proprio segmento. Interpreta un politico, messicano. Dunque protagonista si, ma pur sempre fortemente connotato dai tratti somatici.

E’ poi la volta di The Hunted, La Promessa, Sin City e 21 Grammi dell’altro messicano Iñárritu, film nei quali lentamente cerca di svincolarsi dal suo corpo, dalla sua maschera di attore fortemente connotato, arrivando anche ad interpretare uomini all’opposto rispetto ai suoi primi ruoli.
Ma sarà solo con Noi due sconosciuti che avrà modo davvero di mostrare un sè alternativo compiendo tutto il percorso dal vecchio al nuovo Benicio. Nel film infatti il suo personaggio passa da essere completamente inebetito dall’alcohol ad essere un forte veicolo emozionale, il catalizzatore dei sentimenti inespressi di tutti gli altri personaggi della pellicola di Susanne Bier.
Arrivato a questo punto della sua carriera Benicio Del Toro potrebbe fare di tutto e invece no.

Dopo Noi due sconosciuti arrivano altri due personaggi disegnati sulle sue fattezze ma questa volta per sua volontà. Prima il Che Guevara di nuovo con Soderbergh, una prestazione mimetica come si conviene ad Hollywood che ne esalta le capacità imitatorie oltre alla naturale somiglianza con il guerrigliero cubano e poi Wolfman, progetto accarezzato e cullato a lungo dallo stesso attore nel quale il suo volto posseduto e animale si trova casa.
Avendo scelto egli stesso di realizzare il remake dell’omonimo film degli anni ’30 come protagonista Del Toro si presta al confronto con Lon Chaney Jr. (il make up è identico) ma soprattutto accetta di utilizzare il suo volto, le sue espressioni e le sensazioni che gli spettatori hanno già collegate a quei lineamenti (cose che hanno di certo più a che vedere con gli inferi che con il paradiso) per arrivare in fondo ad un ruolo che pone lui e il suo corpo là dove è sempre stato, a metà tra uomo e animale.

Scritto da Gabriele Niola in Benicio Del Toro
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feb
10
2010
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Video intervista al cast di Wolfman!

In America Wolfman uscirà venerdì. Questo sono gli ultimi momenti utili per catalizzare l’attenzione del pubblico. Nuovi materiali sul film spuntano ogni secondo, soprattutto nel web. Uno degli ultimi arrivati è il video che trovate qui sotto, pubblicato sul sito Shock Till You Drop. Si tratta di un’intervista esclusiva al cast. Ci sono Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving e il mago del trucco Rick Baker. Dopo l’embed trovate una serie di highlights tradotti:

Benicio Del Toro ha parlato della sua passione per i vecchi horror targati Universal. Sono i primi film che ricorda di aver visto. Partecipare a questa produzione è stato come fare un viaggio nostalgico. Anthony Hopkins ha ammesso di non essere un appassionato del genere, ma gli è comunque piaciuto partecipare a questo lungometraggio. Si tratta di film horror americano girato in Inghilterra, e questa è un’interessante combinazione. Ha inoltre una forte componente western. Rick Baker, parlando del suo lavoro, ha detto di aver rispettato il classico interpretato da Lon Chaney Jr., aggiungendo ovviamente un tocco di moderno. Benicio Del Toro ha fatto un ottimo lavoro, è un fan e si è avvicinato al personaggio con il massimo rispetto.

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