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Rick Baker, il padre degli uomini lupo moderni

Uno dei punti fermi del film doveva essere lui, il mito vivente, la massima autorità in fatto di uomini lupo al cinema. Forse sarebbe esagerato sostenere che Rick Baker è stata una delle causa per le quali il progetto Wolfman è partito ma di sicuro in qualche oscuro ufficio ad Hollywood qualcuno si è convinto ad investire nel film per la presenza del titanico “make up artist”.
Per chi non lo sapesse Baker è il nome che si cela dietro ad una infinità di film che hanno nel make up e nell’invenzione visiva del trucco il loro punto di forza. Elencarli sarebbe davvero impossibile, anche più difficile che fare una lista dei lavori importanti di Robert De Niro. Per una più completa visione rimando dunque all’elenco ufficiale.

La vita professionale di Baker inizia con John Landis e Schlock, film indipendente girato con il futuro regista di Un lupo mannaro americano a Londra, nel quale Baker affina le proprie tecniche e si fa notare, tanto da diventare una piccola celebrità del cinema indipendente. Dotato di una spiccata passione per l’horror (che è tutta un’altra branca del trucco rispetto, per dire, al film in costume) Baker ha realizzato negli anni maschere e protesi innovative e strabilianti.
Il già citato Un lupo mannaro americano a Londra rimane a tutt’oggi, assieme a L’ululato di Joe Dante, uno dei momenti più importanti per la resa visiva dei lupi mannari. Non a caso anche L’ululato si avvale del lavoro di Rick Baker.

Eppure, strano a dirsi, non sono i lupi il terreno d’elezione del truccatore numero uno bensì i gorilla. Solo in un paese come l’America si può pensare di essere un truccatore specializzato in una cosa sola e Baker lo è stato per lungo tempo proprio con i gorilla, mettendo mano a qualsiasi pellicola li trattasse. Anche Tim Burton l’ha voluto per Il pianeta delle scimmie.
Ha lavorato con Lucas e con Cronenberg (per la follia di Videodrome), con Guillermo Del Toro e Eddie Murphy cioè è passato dal commerciale all’autoriale sempre richiestissimo e per Wolfman è tornato a collaborare con Johnston (insieme avevano fatto già The Rocketeer) per la sua primigenia passione: gli uomini lupo.
Stavolta però la missione era diversa dal solito, nel nuovo capitolo dell’uomo lupo infatti non si trattava più di shockare il pubblico cambiando la percezione che hanno del lupo mannaro e della mutazione che la carne subisce nel momento in cui abbandona la forma umana per approdare a quella animale, stavolta c’era un modello cui aderire.

Ciò che è stato chiesto a Rick Baker approcciando Wolfman è stato infatti di guardare all’originale del 1941, al lavoro fatto per quel film, a come immaginassero le fattezze di un essere metà uomo e metà lupo all’epoca e di replicare quell’estetica aggiornandone la credibilità.
Il risultato lo vedrà chi andrà al cinema.

sweditor